martedì 7 ottobre 2014

FILIPPO MOLINO UNO DEI NOSTRI GRANDI PITTORI DELL'800 (foto di 50 opere)

MERITA UN POSTO DI RILIEVO, ANCHE SE FINORA E' IL MENO CONOSCIUTO
di Lino Spadaccini
Veduta di Vasto (1841)  di Filippo Molino

 Il 7 ottobre del 1804 nasceva a Vasto Filippo Molino, apprezzato pittore e illustratore del Poliorama pittoresco.
Definito dall’ingegnere Filippo Laccetti Uno dei più geniali artefici del nome vastese”, il Molino, meno conosciuto di altri illustri pittori vastesi, merita di diritto un posto di rilievo tra l’eletta schiera di artisti fioriti a Napoli nella prima metà dell’Ottocento.
Cresciuto artisticamente nella città partenopea, dove fioriva la Scuola di Posillipo con a capo Antonio
Pitloo, Giacinto Gigante, Gabriele Smargiassi e più tardi i fratelli Palizzi, già nel 1831, all’età di 27 anni, si distinse all’Esposizione di Belle Arti di Napoli, mentre ottenne la medaglia d’argento di prima classe alla stessa Esposizione del 1837.
Per la grande mostra del maggio del 1843, tenutasi nel Real Museo Borbonico, per l’opera “Un pozzo nella Abbadia di Montecassino”, ricevette questo commento: “Le figure di questo quadretto dovrebbero esser migliori, ma tutta l’architettura è assai ben disegnata, ed è dipinta con gusto”.
Particolarmente versato nella copia dei quadri antichi, in particolar modo quelli manieristici, il Molino si specializzò come disegnatore e incisore. Illustrò per diversi anni la Medicina pittoresca, stampata dal vastese Filoteo d’Ippolito, l’Emporio, l’Omnibus pittoresco e soprattutto il Poliorama pittoresco. Per questo illustre periodico incise semestralmente i frontespizi dei volumi, ma realizzò anche molti disegni a corredo di articoli di illustri letterati del tempo, dimostrando una grande finezza ed una elevata padronanza della tecnica.
Tra i tanti disegni realizzati, per brevità ne citiamo solo alcuni come l’Armatura di Francesco I, conservato presso il Museo di artiglieria a Parigi, la curiosa locomotiva a vapore delle ferrovie napoletane, la struggente scena de La suicida del Gargano, oppure Il ferito di Roveredo, i ritratti di Gioacchino Rossini, Lorenzo Fazzini, Giovanna II Regina di Napoli, la Flora di Leonardo da Vinci e Maometto II, gli abiti tradizionali delle contadine di Sora, i costumi di Pontecorvo o quelle delle donne di Procida, oppure i bei paesaggi o vedute di interni come la Tomba di Lord Byron, Il cenotafio del Cav. G. Marini, la Madonna di Canneto sul fiume Melfa, l’Anfiteatro dell’antica Cassino, l’Antica chiesa di Aquino, la Veduta della Città di Sangermano e di Monte-Cassino, e la splendida Cascata de’ fiumi Liri e Fibreno nell’Isola di Sora.
Non molti i quadri conosciuti: di certo si ricorda una bella veduta di Vasto, conservata presso la famiglia Palmieri, da cui è stata riprodotta la vedutina utilizzata da Luigi Marchesani per la sua Storia di Vasto, e ripresa anche per il Poliorama pittoresco.
Grazie alle ricerche svolte dall’ingegnere Filippo Laccetti, autore di un lungo articolo in omaggio al pittore vastese, siamo a conoscenza della presenza di altri quadri di rilievo. Da un documento per l’ammobiliamento dell’appartamento di S.A.R. il Duca di Calabria nella Reggia di Napoli, viene citata una tela di notevoli dimensioni (350x240), intitolata Costumi calabresi. Dalle carte la tela risultava appesa nell’appartamento del Duca, di fronte ad una tela di Filippo Palizzi, e vicino ad altre due tele di un altro grande vastese, Gabriele Smargiassi.
Utile cosa”, scriveva il Laccetti nel 1907 sulle pagine dell’Istonio, “sarebbe intanto riunire gli originali di tutte le composizioni da noi citate, ritirandole da chi ancor ne abbia, ed in mancanza degli originali, raccogliere almeno la collezione incisa dallo stesso Poliorama e rilegarla in album separato a mostrare la fecondità ed il valore disegnativo di questo benemerito vastese e non essere con lui più oltre dimentico… Ci auguriamo intanto che Vasto non sia più oltre vedova del suo rappresentante nella pittura napoletana, Vasto che con gloria sempre crescente qui fu rappresentata, e facciam anzi voti che i suoi giovani figli sappiano accendersi e divampare al nobile ideale e riprendano quelle tradizioni che non debbano spezzarsi, perché non sembri tramontata la stella della Cittadina che dalla balza che prospetta le Diomedee si specchia nel cilestro mare incantatore!”.
Noi, nel nostro piccolo, raccogliamo l’invito del Laccetti e siamo qui a ricordare la figura di questo illustre vastese, prematuramente scomparso all’età di 52 anni, che ha lasciato una traccia indelebile nel panorama artistico vastese e non solo.

Lino Spadaccini





































































































































































































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